5 ragazzi partiti dalla Tunisia con tante speranze: mai arrivati a Pantelleria?

L’appello disperato delle famiglie. Mistero sulla scomparsa di 5 ragazzi tunisini. Denuncia dell’avv. Fabio Pace

Redazione Prima Pagina Partanna
Redazione Prima Pagina Partanna
02 Giugno 2021 17:02
5 ragazzi partiti dalla Tunisia con tante speranze: mai arrivati a Pantelleria?

Quando un giovane fugge è sempre una sconfitta per il Paese. E la Tunisia è un Paese sconfitto. Tradito dalla “primavera araba”. La rinascita non c’è mai stata. La crisi dalla caduta di Ben Alì è tutt’altro che superata. La disoccupazione è alle stelle, i prezzi sono aumentati, e per i giovani la certezza di un futuro è sempre di più una chimera. Le spiagge sono ormai il punto di partenza dei barconi diretti in Europa, il sogno, la meta da dove ricominciare. Non tutti ci riescono. Alcuni, dopo aver provato la traversata non sono più stati trovati.

Circa cinquecento persone mancano all’appello dal 2011, ma potrebbero essere molti di più. Li chiamano i nuovi desaparecidos, la cui lista continua ad allungarsi. Famiglie disperate e autorità spesso sorde, incapaci di fornire risposte. In quella lista sono finiti Mamoun, Jasser, Adel, Mohamed e Ayoub, tutti giovanissimi alla ricerca di una nuova vita. I cinque sarebbero partiti da Benzart lo scorso 17 febbraio. Da allora più nulla. Secondo le famiglie, l’ultima volta che li hanno sentiti stavano per raggiungere l’isola di Pantelleria. Ma sono mai arrivati? Una domanda ad oggi senza risposta.

Contattata la Guardia Costiera dell’Isola, la risposta è che non sono stati registrati sbarchi tra il 18 e il 19 febbraio. Scorrendo però il report mensile di “Melting pot” risultano degli sbarchi autonomi in quelle date. Nelle stesse giornate inoltre, due dei familiari dei ragazzi hanno ricevuto delle chiamate dal numero 0923/329111. Facendo una breve ricerca, l’utenza telefonica apparterrebbe alla Motorizzazione Civile di Trapani. Chi e perchè ha fatto quelle chiamate? Tutta una serie di interrogativi a cui sta cercando di dare risposta l’avvocato Fabio Pace, del foro di Marsala, contattato da Selma Nasri, traduttrice e mediatrice culturale che per prima ha raccolto il grido di aiuto di queste famiglie preoccupate per le sorti dei loro figli. Il legale ha già presentato una denuncia presso il commissariato di Marsala ed inoltrata alla Prefettura, i vari centri sparsi per la Sicilia e il tribunale lilybetano.

“Grazie a Selma sono venuto a conoscenza di questa storia - dice l’avvocato Fabio Pace - ed immediatamente mi sono attivato per presentare la denuncia di scomparsa. Attualmente siamo in attesa di ricevere delle risposte, nella speranza che si possa ottenere qualcosa grazie agli strumenti in possesso alle forze dell’ordine. E’ necessario dare delle risposte a queste famiglie che aspettano. Io faccio un appello alla Procura di Marsala affinchè venga fatto il possibile per capire cosa è successo a questi cinque ragazzi che potrebbero essere i figli di tutti noi. I nostri sforzi - prosegue il legale - non devono rimanere lettera morta. Lo dobbiamo a questi ragazzi, a queste mamme. E’ una questione di umanità. Partendo da questo possiamo davvero costruire una società migliore”.

Dal canto suo Selma Nasri, anche lei tunisina ricorda come i migranti non devono mai essere considerati numeri, un ingombro di cui sbarazzarsi. “Parliamo di esseri umani - dice Selma - gente che non scappa da conflitti ma da un paese incapace di garantire un futuro. Giovani traditi dalla primavera araba, senza alcuna prospettiva, che spesso, a causa della mancanza di un lavoro stabile, trovano rifugio solo nell’alcool o nella droga. Un Paese incapace di dare delle risposte che sta attraversando una profonda crisi, aggravata dall’emergenza covid. Abbiamo il dovere morale oggi di cercare questi ragazzi di sapere se sono arrivati o se i loro sogni sono affondati in quello che oggi è diventato una grande fossa comune, il Mediterraneo”.

Pamela Giacomarro 

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