Salvatore Alcide denuncia:”Avevo un cancro, mi hanno guarito ed ora chiudono il reparto di medicina del Cervello”

Redazione Prima Pagina Partanna
Redazione Prima Pagina Partanna
11 Novembre 2020 18:56
Salvatore Alcide denuncia:”Avevo un cancro, mi hanno guarito ed ora chiudono il reparto di medicina del Cervello”

Salvatore Alcide è un 53enne castelvetranese che in città conoscono in tanti per la sua coinvolgente simpatia e per le attente analisi che spesso affidava ai social per parlare di società, di valori, di politica, che è una sua grande passione oppure di calcio, è tifosissimo della Juventus, ma non un tifoso accecato ma uno di quelli con il quale si può ragionare e confrontarsi. Da qualche mese era scomparso dai radar e mi mancava quel sorriso o la battuta sempre pronta che ti strappava un sorriso.

Salvatore in questi mesi ha lottato come un leone per sconfiggere una bestia feroce che si era impossessato di lui, ma  grazie anche all’amore della sua famiglia ed alle cure di due equipe straordinarie , una dell’ospedale Cervello e quella dell’Ismett che ha seguito il suo trapianto di fegato, oggi può raccontarci la sua terribile esperienza.  Ma non manca l’amarezza per aver appreso che quel reparto di medicina al quale deve la vita oggi è stato chiuso da una politica miope ed in questa lettera vuole dire la sua.

Noi gli rivolgiamo un caloroso, seppur virtuale, abbraccio e gli auguriamo un buon secondo tempo della sua nuova vita A.Q. “Sono un uomo fortunato, fortunato perché mi è stata data la speranza di una nuova vita, migliore di quella precedente. Ma prima di esserlo ho dovuto combattere contro una bruttissima malattia al fegato, IL CANCRO. Circa un anno e mezzo  fa ho avuto la sorpresa terribile di averlo sviluppato. Da quel momento cominciai a vedere le cose sotto una prospettiva differente.

Il mio primo sostegno oltre ai familiari ed amici, sono stati  i medici dell’Ismett, i quali mi hanno sottoposto inizialmente a due trattamenti, riguardanti l’arteria della gamba. Ma la malattia continuava a svilupparsi e cominciava a prevalere sempre di più in me, invadendo anche i vasi sanguini dell’organo. Mi erano stati dati pochi mesi di vita ed inoltre non vi era neanche la speranza di un trapianto. Vi assicuro che mi è caduto il mondo sotto ai piedi. Ho 53 anni, una splendida moglie e due figli, e sicuramente anche tanta voglia di vivere.

Una malattia così grande non me la potevo consentire. I medici dell’Ismett  subito dopo, mi hanno inviato all’Ospedale Cervello di Palermo , perché lì, soltanto lì, in Sicilia occidentale, sarebbe stato possibile provare una cura innovativa che forse avrebbe potuto distruggere in buona parte il tumore e quindi permettere il trapianto. La cura si chiama radioembolizzazione o TARE, come viene chiamata dai medici, una iniezione di sostanze radioattive all’interno del tumore con una semplice iniezione dall’arteria della gamba.

Sono quindi stato visitato dai medici del Servizio di Oncologia epatica del reparto di Medicina dell’Ospedale Cervello, Il Dott. Roberto Virdone , il Dr. Giorgio Fusco e due altre meravigliose dottoresse, la dott. Maria Rosa Barcellona e la dott.ssa Maria Grazia Bavetta. Ho trovato grandissima professionalità, ma anche tanta umanità e disponibilità. Mi hanno visitato e ricoverato più volte, nonostante il periodo del lockdown finalizzato a combattere un’altra realtà che oggi ci appartiene, quella del COVID-19.

Sono stati loro a darmi la speranza di potere essere ‘’trattato’’ e proprio  così è stato. La TARE fu ripetuta più volte, perché la bestia (lo chiamo così) non voleva morire. Ma nonostante i risultati non erano inizialmente efficaci, il mio obiettivo era quello di non avere più la malattia con me. I dolori, i sacrifici e le cure, sono state tante, ma senza di essi non sarei arrivato a questo punto. La cura ha permesso di ridurre le zone colpite dal nemico, e finalmente di essere inserito di nuovo in lista per il trapianto dell’organo.

Trapianto che per quanto urgente potesse essere, prima di arrivare a farlo effettivamente ho dovuto sostenere diverse volte ‘’l’ebrezza’’ di arrivare al punto di arrivo, ma senza ottenere nessuna vittoria. Alla fine ce l’abbiamo fatta. Dico ce l’abbiamo perché nella cura contro il cancro è importantissima la volontà, il coraggio e la forza del paziente. Proprio una decina di giorni fa ho sostenuto il trapianto e adesso sono qui che vi scrivo dal mio letto di Ospedale (l’Ismett).

Ho un nuovo fegato, ma in particolare ho avuto la speranza di vivere una nuova vita, che sicuramente prenderà una svolta diversa da quella che prima di questo momento aveva. Devo ringraziare tutto il gruppo dei medici dell’ Azienda Villa Sofia-Cervello, oltre ai medici che ho citato precedentemente, anche i radiologi che hanno fatto la terapia, il Dott. Fabio D’amato, i medici nucleari, Dott. Salvatore Laiuna e Antonino Moreci, il fisico che ha calcolato le dosi del farmaco, dott. Daniele Scalisi, e tutto il personale dell’Azienda coinvolto, gli infermieri, i tecnici di radiologia, il personale dell’ambulanza e della Medicina dell’Ospedale Cervello.

Il Dott. Verderame ed  il suo gruppo di Oncologi. E naturalmente i medici ed il personale dell’Ismett, Il Professore Salvatore Gruttadauria e tutto il suo staff. Avrei voluto fare questi ringraziamenti dopo la dimissione (sperata) dall’Ismett, ma ho letto della chiusura del reparto di Medicina dell’Ospedale Cervello. Chiusura che mi dà enorme rammarico per tutti i pazienti seguiti, alcuni dei quali sono stati miei compagni di stanza e attendono ancora ulteriori trattamenti. Bisogna capire che un uomo quando si ritrova in tali situazioni, non riesce a vivere la sua vita, perché è appesa ad  un filo di speranza dove lui si impegna con tutte le sue forze a non mollare, trovandosi come unico punto di riferimento i medici che si occupano di lui, e senza queste figure oltre a ritrovarsi in lotta contro se stesso, contro la malattia ed il tempo è anche privo di qualsiasi speranza per continuare a vivere.

Spero che queste persone trovino il modo per poter riaprire il reparto, e dare ai pazienti la forza per non smettere di lottare e vincere la battaglia contro cui combattono. Mi auguro con tutto il cuore per me e per tutti i pazienti con il cancro al fegato, seguiti all’Ospedale Cervello, che si possano rapidamente trovare delle soluzioni che permettano il proseguimento di questa importante attività. Inoltre ringrazio la famiglia del donatore,  senza il quale per ora non sarei riuscito ad arrivare fin qui.Da oggi sarò un Salvatore con un fegato diverso, ma avrò sicuramente più voglia di continuare a vivere e di godermi ciò che la vita mi ha permesso di continuare ad avere.” Salvatore Alcide

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