“Una punta di Sal”. Le elezioni regionali e la democrazia

I possibili candidati all’ARS. I movimenti affluiscono nei partiti. Serve però un riscatto morale-civile della Sicilia

Redazione Prima Pagina Partanna
Redazione Prima Pagina Partanna
03 Ottobre 2021 10:02
“Una punta di Sal”. Le elezioni regionali e la democrazia

C’è il fuoco sotto la cenere. Stanno per esplodere le prossime elezioni regionali e i partiti tentano di strappare consensi dai movimenti spontanei e dalla gente , in un sorta di “Guardie e ladri”, film da cineteca con Aldo Fabrizi e Totò. Quello che accade dietro le quinte non sappiamo, sappiamo però che già cominciano a volare gli stracci all’interno dei partiti e dei movimenti per un “posto al sole”.

C’è un numero considerevole di persone che vogliono candidarsi per una poltrona a Sala D’Ercole, altri alla Presidenza delle Regione. La corsa è iniziata ma non c’è dibattito politico. C’è tanto chiacchiericcio ed alcuni cavalli sembrano pronti a scattare. Nessuno dice se la democrazia è a rischio ma tutti i possibili candidati già si rivolgono al popolo con promesse mielate e assicurazioni per un futuro sicuro da dare ai giovani. Invece bisognerebbe parlare tanto di democrazia che rischia di soccombere.

La storia ci ricorda che nel 1941 solo 11 paesi al mondo erano organizzati secondo principi democratici. Ritenuta il sistema di governo cui aspirare, dopo la seconda guerra mondiale si è diffusa velocemente. Nel 2000 ben 116 Paesi (il 69 per cento del totale) erano considerati democrazie, nell’ultimo decennio ha iniziato a perdere terreno… La tendenza ha iniziato a rovesciarsi nel 2006: negli ultimi dodici anni, molti paesi sono diventati meno democratici. Alla fine del 2017, erano democrazie 97 paesi su 167 (il 58 per cento del totale).

Oggi la democrazia è in crisi. “Soltanto sotto una dittatura riesco a credere nella democrazia”: l’aforisma di Leo Longanesi ben descrive l’attuale stallo. Oggi, la sopravvivenza della democrazia liberale è messa in dubbio perché c’è l’aumento delle diseguaglianze, la corruzione a qualsiasi livello, la debolezza dei partiti politici, venuti meno al loro compito principale, le tendenze autoritarie del populismo. L’antipolitica è rampante. I partiti tradizionali, ricchi di privilegi e risorse pubbliche, hanno perso legittimità sociale e il polso della situazione.

I cittadini sono confusi, non si sentono rappresentati – e votano “contro” piuttosto che “per”. I sistemi elettorali non riescono ad aggregare le preferenze individuali e la democrazia è incapace di costruire un consenso. Le risultanti coalizioni (spesso incoerenti, fragili e sfilacciate) portano all’impasse politica e alla paralisi, il populismo, promettendo soluzioni semplici a problemi complessi, mina ulteriormente il dibattito politico e ridesta desideri di “uomo forte”.

C’è, intanto, la solita tiritera. I partiti del centro destra tentano di coalizzarsi, quelli del centro sinistra non si sa. Il Pd esiste ancora? E’ una provocazione ma non abbiamo segnali di risvegli. Udc e Forza Italia sembra che vogliono correre insieme, Italia Viva di Renzi dove sta? Ed il Movimento “VIA” dell’alcamese senatore Nino Papania verso quale direzione si proietta? Lui afferma: “Non dobbiamo dare un giudizio sul passato, ma una riflessione pacata, sulla necessità di tornare alla bellezza della politica, attraverso programmi e linee programmatiche, poste al servizio delle varie realtà territoriali”.

Si, va bene, ma Papania è ancora Pd o siamo al punto di svolta? La chiarezza è una chimera, si parla di coalizioni che devono ancora nascere ma nessuno accenna ad un “risorgimento siciliano” ad un orgoglio che manca da anni, nessuno parla di diritti, di voglia di riscatto, di lotte vere alla mafia, al malaffare, a dire alla magistratura quello che si sa su atroci delitti rimasti impuniti, a rendere pulita una Regione che non è soltanto folklore ma tanta storia con personaggi della scienza e della letteratura di premi Nobel, uomini con la schiena dritta posti su un piedistallo, la Trinacria.Succederà o rimane un sogno, un’utopia?

La battaglia per la Presidenza della Regione è appena iniziata, ma si lotta anche per una candidatura a deputato che, ricordiamo, per effetto di una modifica costituzionale allo statuto, il numero da 90 è stato ridotto a 70, eletti a suffragio universale diretto dagli elettori siciliani ogni cinque anni. In provincia di Trapani al momento sono tantissimi i candidati, a Trapani ci potrebbe essere il sindaco Giacomo Tranchida o un suo fedelissimo, sempre in quota Pd i rumors danno la ricandidatura di Baldo Gucciardi.

A volersi candidare questa volta è anche il presidente del consiglio comunale di Trapani, Giuseppe Guaiana, la collocazione è quella del centro destra, in bilico tra Fratelli d’Italia e l’MNA (intergruppo parlamentare della Lega Sicilia e del Movimento per la Nuova Autonomia), stessa coalizione e posizionamento anche per il marsalese Stefano Pellegrino. L’uscente Eleonora Lo Curto sarà ricandidata dentro l’UDC ma i forzisti la stanno corteggiando per una candidatura azzurra.

Mazara questa volta avrà tanti candidati a cominciare da Maricò Hopps per la Lega, poi vi sono i candidati consiglieri eletti nei movimenti, come il presidente del consiglio Vito Gancitano, Pietro Marino esponente di Via, per Forza Italia l’assessore regionale Toni Scilla, per il Pd il segretario locale del partito Giuseppe Palermo. L’attuale deputato regionale Sergio Tancredi, fuoriuscito dal M5S, potrebbe riproporsi per un partito di centro destra vicino a Musumeci. Mentre non ci sono notizie dei “Futuristi” dell’onorevole Nicolò Cristaldi. Si parla anche di Giampaolo Caruso candidato per Fratelli d’Italia. Il M5S di Mazara chi proporrà?

Si intende che coloro che sono stati eletti nei movimenti dovranno aderire a qualche partito e si potranno scoprire altre novità sia nel centro destra che nel centro sinistra. In lista per Partanna ci dovrebbe essere il sindaco Nicola Catania per Fratelli d’Italia. Siamo, si intende, alle prime battute e nelle settimane successive si potrebbe delineare un quadro più veritiero. Ma attenzione, per tutti il polo di attrazione non deve essere la poltrona di presidente o quella di deputato, ma il riscatto morale e civile della Sicilia. Se non si cambia registro, in tal senso, la Sicilia resterà sempre “L’isola del Sud” un’isola con tanto sole e mare, la “California del Sud”, come viene spesso chiamata, ma sonnolenta e piena di pasticci.

Salvatore Giacalone 

In evidenza