“Perché dobbiamo abbandonare nostro diritto a pescare in acque internazionali?”

Nuovi particolari della vicenda del tentato sequestro sventato dalla Marineria. La protesta degli armatori di Mazara

Redazione Prima Pagina Partanna
Redazione Prima Pagina Partanna
04 Maggio 2021 12:29
“Perché dobbiamo abbandonare nostro diritto a pescare in acque internazionali?”

Un vero e proprio atto di pirateria quello che si è consumato all’alba di Lunedì 3 maggio nelle acque internazionali davanti la Libia e che poteva costare alla marineria di Mazara del Vallo un nuovo sequestro di pescherecci. Soltanto l’intervento di un’unità militare italiana ha fatto desistere i militari delle forze di Haftar dal loro intento criminoso. Si criminoso, perché può soltanto considerarsi tale un’azione di forza condotta presso un’imbarcazione straniera in acque internazionali, a 35-40 miglia da Bengasi, considerato che la Zona Economica Esclusiva dichiarata unilateralmente dalla Libia nel 2005, e che si estende per 62 miglia in acque internazionali, non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale né tantomeno da uno Stato rivierasco.

Emergono nuovi particolari su quanto accaduto ieri mattina. A lanciare l’Sos sono stati i pescherecci: Michele Giacalone, Antonino Pellegrino, Giuseppe Schiavone, Nuovo Cosimo, Aliseo, Anna Madre e Artemide. I comandanti dei pescherecci hanno riferito che “un gommone proveniente dalla costa della Cirenaica si dirigeva ad alta velocità verso di loro”. Il grosso gommone, partito certamente da Bengasi nella tarda serata di domenica 2 maggio, con a bordo militari delle forze del generale Khalifa Haftar si è avvicinato al gruppo dei pescherecci ed in particolare al “Michele Giacalone”, di proprietà dell’armatore Luciano Giacalone il quale ci ha raccontato –secondo quanto riferitogli dal comandante Michele Gennaro- che per evitare l’abbordaggio dei libici il peschereccio ha inizito a girare su stesso per non fornire nessuna sponda.

I libici avrebbero sparando colpi in aria per intimare al comandante di fermarsi, un colpo di mitra avrebbe colpito la parte superiore del motopesca. I libici sarebbero saliti a bordo e in maniera molto brusca hanno chiesto di arrestare i motori, poi uno di loro avrebbe danneggiato il radar di bordo. Insomma erano convinti di portar a termine il sequestro. A farli desistere sono è stato l’arrivo di un gommone dalla nave militare “Alpino” che nel frattempo era giunta sul posto e l’elicottero della stessa fregata che si era alzato in volo sul peschereccio.

I militari libici hanno fatto una chiamata e probabilmente è stato detto loro di abbandonare il peschereccio e tornare a terra chiedendo prima ai pescatori mazaresi di allontanarsi da quella zona di mare.

Scampato il pericolo i pescherecci mazaresi sono stati costretti a far rotta verso nord lasciando quell’areale areale storicamente battuto per la pesca del rinomato gambero rosso. Il peschereccio “Michele Giacalone” in particolare si è diretto verso il Mediterraneo orientale per continuare la bordata di pesca. Protestano gli armatori della marineria di Mazara del Vallo: “perché siamo stati costretti –dicono alcuni di loro- ad allontanarci ancora una volta da quel tratto di mare internazionale invece di consentirci di rimanere lì con la vigilanza di una nostra unità militare.

Ringraziamo la Marina militare per il celere intervento per evitare il sequestro ma non possiamo accettare questa situazione, è contro il diritto a poter esercitare il nostro lavoro in acque internazionali. Oggi arretriamo ma fino a quando lo dovremmo ancora fare, e se domani la Libia dichiara sue altre 50 miglia di acque internazionali? Le zone di pesca nel Mediterraneo centrale si sono ridotte al minimo; si rischia di lavorare tutti in un fazzoletto di mare con tutte le conseguenze economiche ed ambientali per gli stock ittici.

Ci dicano chiaramente qual è il nostro destino?A quanto pare ci sono interessi più grossi al di sopra delle nostre teste”.

Ringraziamo la Marina militare italiana –ha detto l'assessore regionale alla Pesca, Toni Scilla- per il tempestivo e decisivo intervento. Bisogna garantire la vigilanza pesca in attesa di accelerare, così come evidenziato nel mio recente incontro con il sottosegretario di Stato alla Difesa, Stefania Pucciarelli, per definire un accordo bilaterale Italia-Libia sulla pesca riconosciuto dall’Ue. Bisogna tutelare i pescatori siciliani, non possiamo permettere situazioni del genere”.

La pesca –ha spiegato Santino Adamo, presidente di Federpesca Mazara- non è che un granello di sabbia nel mare degli accordi tra Italia e Libia, ma potrebbe facilitare e nobilitare il lavoro storico profuso dai pescherecci italiani. Non è giusto che il lavoro dei pescherecci italiani venga impedito dalla Libia che ha esteso unilateralmente la propria zona economica esclusiva 62 miglia oltre le 12 territoriali, una zona che, peraltro, il governo italiano non ha riconosciuto. Lì peschiamo da sempre il gambero rosso, un prodotto di eccellenza: con le restrizioni scellerate di Bruxelles, quella zona per noi è fondamentale”.

Qualche mese fa il presidente del Consiglio comunale di Mazara del Vallo, Vito Gancitano, a seguito delle reiterate richieste delle Autorità italiane agli armatori mazaresi di allontanare i loro pescherecci dalla ZEE libica, aveva scritto al Ministero della Difesa chiedendo la vigilanza pesca per i pescherecci di Mazara del Vallo impegnati nelle acque internazionali davanti la Libia. Ecco la risposta al presidente Gancitano firmata dal capo di Gabinetto Gen. Mauro D’Ubaldi: “Gentile Presidente, mi riferisco alla sua lettera del 19 febbraio 2021 con la quale chiedeva al signor Ministro suo intervento affinché venisse intensificata l’attività di vigilanza pesca nel Mediterraneo Centrale.

Al riguardo mi preme evidenziare che la Marina Militare nell’ambito dei propri compiti istituzionali già assicurava la vigilanza degli interessi nazionali nel quadrante del Mediterraneo Centrale compreso l’uso legittimo degli spazi marittimi da parte della naviglio mercantile di bandiera, inclusa la flotta peschereccia, dove è attualmente operativo un dispositivo navale di sicurezza. Pur condividendo le preoccupazioni rappresentate delle varie federazioni/ rappresentanze di categoria e tenuto conto delle precarie condizioni di sicurezza dovute alla particolare situazione geopolitica dell’area di interesse, nel reputare quanto mai doveroso sensibilizzare i suoi “concittadini pescatori” a considerare l’aria in questione una zona di mare ad alto rischio e a rispettare quindi le raccomandazioni sul tema già emanate dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, nonché gli avvertimenti dilavati dalle unità militari in mare, allo scopo di garantire una maggiore cornice di sicurezza nei riguardi del naviglio interessato, la informo che la questione sarà portata all’attenzione del Tavolo Interministeriale Esteri Difesa per i necessari approfondimenti”.

Francesco Mezzapelle 

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