3 anni senza Giovanni Tumbiolo. Il suo discorso all'Ue a difesa della pesca

Nel III anniversario della scomparsa ricordiamo il suo discorso al Parlamento Europeo a difesa della pesca siciliana

Redazione Prima Pagina Partanna
Redazione Prima Pagina Partanna
15 Giugno 2021 10:17
3 anni senza Giovanni Tumbiolo. Il suo discorso all'Ue a difesa della pesca

Tre anni fa, a causa di un improvviso malessere, ci lasciava Giovanni Tumbiolo, 60 anni, presidente del Distretto della Pesca e Crescita Blu e ideatore dell’Expo Blue Sea Land. Esattamente il 15 giugno, in questa giornata a Mazara del Vallo si celebra la festa di San Vito, patrono dei pescatori.

Basta leggere il profilo biografico ed il suo percorso professionale di Giovanni Tumbiolo per comprenderne la grande personalità e il suo ruolo di guida, attraverso una visione ben chiara, della pesca siciliana ed il suo ruolo nel mediterraneo, tanto da esser definito da più parti “Ambasciatore del Mediterraneo”. Unanime fu il riconoscimento da parte di eminenti esperti della portata internazionale della proposta di Giovanni Tumbiolo su una tematica complessa e della sua intuizione di un modello di cooperazione fondato sulla blue economy nel contesto mediterraneo.

Qualche giorno fa si è svolta a Mazara del Vallo una manifestazione dal titolo “Salviamo la pesca italiana” a seguito delle recenti direttive della Commissione Europea finalizzate a ridurre sempre più l’attività di pesca nel Mediterraneo addossando in pratica ai pescatori siciliani le colpe per l’inquinamento marino e la riduzione degli stock ittici. Giovanni Tumbiolo aveva un rapporto controverso con le istituzioni europee. Se da un lato riconosceva l’importanza del ruolo che l’Europa poteva svolgere anche nei processi politici, sociali ed economici nel Mediterraneo, dall’altro ne lamentava l’incapacità e la miopia nella comprensione di questo sistema (vedi l’emanazione di regolamenti non adeguati per la specificità della pesca del Mediterraneo) agendo in una prospettiva “atlanticocentrica” anche per l’incapacità dei rappresentanti dei Paesi rivieraschi di fare “lobby” nelle aule del Parlamento Europeo.

Il Presidente del Distretto Produttivo della Pesca Siciliano, nel pomeriggio del 9 novembre 2015, a seguito dell’invito del Presidente della Commissione Pesca del Parlamento Europeo Alain Cadec, parlò presso la sede di Bruxelles del Parlamento Europeo, sulla nuova dimensione esterna della Riforma della nuova Politica Comunitaria della Pesca (PCP). In quella sede Giovanni Tumbiolo non le mando certamente a dire all’Ue sottolineando al contempo come soltanto il dialogo e la cooperazione potessero salvare il Mediterraneo. Quanto pronunciato da Giovanni Tumbiolo in quel accalorato discorso resta ancora oggi di tremenda attualità, molte cose previste da Tumbiolo si stanno, purtroppo, attuando.

Ecco i passaggi salienti di quel discorso che Giovanni Tumbiolo (in foto nel corso del suo intervento al Parlamento Europeo) tenne di fronte a molti rappresentanti dei Paesi Europei ed Extraeuropei:

L’Europa ha un ruolo di interlocutore primario, economico e politico nell’areale Mediterraneo ma deve considerare e tenere ben conto degli attori locali e periferici (di chi lavora in “trincea”) attraverso “politiche di prossimità” e di “cooperazione transfrontaliera”, assegnando quindi alle Regioni meridionali, in particolare alla Sicilia (lo impongono la storia e la geografia), un ruolo attivo nella costruzione di accordi commerciali, produttivi e culturali in materia di mare”.

Il Distretto della Pesca dal 2006 – spiegò Tumbiolo- studia e promuove l’applicazione dei principi della Blue Economy e la creazione di un Cluster Mediterraneo grazie all’opera meritoria dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo (braccio scientifico del Distretto e della Regione Siciliana che redige, ex lege, il Rapporto annuale sulla Pesca e l’acquacoltura in Sicilia). Dell’Osservatorio fanno parte soggetti pubblici e privati, del mondo produttivo, scientifico, bancario, dei saperi, nonché rappresentanti di medesime istituzioni di tutti i Paesi della riva sud del Mediterraneo. Mi permetto sommessamente, di segnalare in questa occasione che alle riunioni dell’Osservatorio hanno partecipato, benché reiteratamente invitati, soltanto una volta, i rappresentanti della DG Mare”.

Giovanni Tumbiolo evidenziò, destando molto scalpore fra i parlamentari europei presenti e gli uditori, i gravi problemi relativi alla Pesca Mediterranea: caro gasolio, zone economiche esclusive di pesca, spesso create unilateralmente (una fra tutte l’irrisolta questione libica), la concorrenza sleale da parte di operatori dei paesi rivieraschi che vendono in Europa il prodotto pescato nelle stesse aree di pesca, a costi molto più bassi (energia, mano d’opera, tasse) e che utilizzano attrezzi vietati in Europa.

Ciò, che nel rispetto dei regolamenti U.E. non viene pescato da noi –ha detto Tumbiolo- lo pescano altri che poi lo esportano nei mercati europei. Tutto ciò si incrocia con le tensioni esplose nei Paesi della Sponda Sud del Mediterraneo. Libia in primis. In questi anni l’U.E., sotto la spinta di lobby e di gruppi di interesse, ha attuato, lasciatemelo dire, delle nebulose strategie per ridurre il c.d. sforzo di pesca nel Mediterraneo”.

Tumbiolo stigmatizzò, inoltre, la demolizione dei natanti da pesca, strumento finanziato dall’Ue per diminuire lo sforzo di pesca. “La rottamazione delle navi –spiegò- ha provocato di conseguenza la “rottamazione delle braccia”, cioè l’espulsione dal mercato del lavoro di migliaia di lavoratori della pesca e dell’intera filiera ittica siciliana. Dal 2000 al 2014 – secondo i dati dell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio – il numero di natanti da pesca in Sicilia è passato da 4.329 a 2.882, una riduzione di circa il 50%.

Si sono persi oltre 16.000 posti di lavoro in tutto il sistema pesca siciliano; di cui ben 7.000 nella sola Mazara del Vallo: capitale mediterranea della pesca. L’equazione: demolizione = riduzionesforzo di pesca, è risultata un’equazione errata e certamente non in linea con l’armonizzazione degli approcci comuni contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, così come previsto nel documento relativo alla dimensione esterna della Politica Comune della Pesca (PCP)”.

Rivolgendosi alle autorità presenti, Tumbiolo pose un interrogativo: “lo sapete che mestiere fa oggi il c.d. pescatore “rottamato” con un indennizzo di 40.000 euro? In una regione dove non ci sono molte alternative occupazionali nel 90% dei casi va a fare il pescatore di frodo. E siccome stiamo parlando di aree sensibili, difficili, dove le mafie la fanno da padrona, qualche volta, la tentazione di trovare “scorciatoie” rischia di diventare troppo forte”.

Il Presidente del Distretto della Pesca Siciliano parlò dei costi economici ed umani della cosiddetta “Guerra del pesce”: “La marineria siciliana ed in particolare quella di Mazara del Vallo (comunità fortemente dipendente dalla pesca) ha pagato nel corso degli ultimi 50 anni un prezzo troppo alto per una guerra dimenticata! Il bilancio ad oggi è catastrofico: 3 morti, 27 feriti colpiti dal fuoco di militari e/o miliziani di Paesi rivieraschi.(Cari colleghi, sapete, l’effetto dei proiettili dei bazooka e dei kalashnikov è assolutamente uguale sia che giungano da un gendarme che da un miliziano dell’ISIS), oltre 300 prigionieri detenuti negli anni, nelle carceri dei paesi nord africani.

Pesanti sono gli oneri pagati per il riscatto degli oltre 150 pescherecci sequestrati, (dei quali 6 definitivamente confiscati): un danno economico oltre che sociale, che gli esperti dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo hanno calcolato in oltre 90 milioni di euro. La causa è la mancanza di Accordi. Chi risarcirà e quando questo enorme danno? La comunità peschereccia mazarese ha sopportato da sola, oltre ai morti ed ai feriti, tutto il peso economico e finanziario che rischia di soffocare la prima marineria del Mediterraneo”.

Così Tumbiolo attaccò le istituzioni europee in materia di pesca troppo poco attente alle questioni del Mediterraneo: “la comunità siciliana ha registrato la distanza sconfortante delle istituzioni e l’assenza dell’U.E. che, permettetemi di dire, si è limitata ad imporre regolamenti e norme sulla pesca con una visione un po’ strabica. Cioè, dopo il fuoco dei miliziani, abbiamo dovuto subire quello che in gergo militare si chiama “fuoco amico”, da parte chi proprio avrebbe dovuto tutelare, difendere i nostri operatori. Cioè le istituzioni. Perché nessun Commissario Europeo alla Pesca è mai venuto ad onorare i nostri caduti in questa assurda guerra? Perché un Commissario non è mai venuto in visita a Mazara (capitale mediterranea della pesca) per ascoltare i pescatori ed i loro rappresentanti?

Io ritengo –ribadì Giovanni Tumbiolo- che l’unico strumento possibile per mettere la parola fine a questa assurda guerra sia il dialogo, la cooperazione. Signori non vi è altra strada. Interroghiamoci: qual è stata la risposta dell’U.E.? Quali strumenti ha adottato? Uno degli strumenti principe è stato quello di richiedere ai Paesi terzi il rilascio di licenze di pesca nelle loro acque, a fronte di una compensazione economica. Questo è a nostro avviso uno strumento incoerente con i principi dell’U.E.

volti alla sostenibilità. Infatti, cosa volete che faccia un armatore che ha ottenuto una licenza di pesca in Tunisia, Marocco, Angola, Mauritania, o Costa d’Avorio? In assenza spesso di controlli, eserciterà una pesca improntata al massimo rendimento possibile in una finestra temporale ben limitata. Ciò si traduce in pratica in un enorme danno ambientale a scapito dei Paesi più poveri e di tutta la comunità internazionale. Noi crediamo invece che il Dialogo, attraverso una cooperazione che coinvolga direttamente tutta la filiera ittica siciliana e i Paesi terzi e in particolare quelli della sponda sud del Mediterraneo, attraverso l’utilizzo razionale e condiviso delle risorse, della ricerca, della Blue Economy, attraverso il recupero e la valorizzazione della pesca artigianale, attraverso la formazione, sia una rotta obbligata.

L’U.E. purtroppo non ha mai riconosciuto la bandiera del Distretto della Pesca e l’importantissima e delicata attività dell’Osservatorio del Mediterraneo che già dal 2006 promuovono il modello di sviluppo economico/sociale della Blue Economy”.

Successivamente parlò delle innovazioni sviluppate seguendo i principi della blue economy. “La Blue Economy – sottolineò Tumbiolo- è l’economia della responsabilità, individuale e collettiva, che parte dal mare, dalla Sicilia, ma che non si esaurisce nel mare né con il mare e che guarda alla rigenerazione e restauro delle risorse, marine e terrestri. Al fine di promuovere i principi della filosofia produttiva della Blue Economy, il Distretto della Pesca insieme ad altre autorevoli Istituzioni Pubbliche da cinque anni, ogni anno ad ottobre, organizza il Festival della Blue Economy, una manifestazione internazionale denominata Blue Sea Land.

Si tratta dell’Expo della Sicilia, un contenitore che aggrega i Cluster Produttivi delle filiere agro-ittico-alimentari italiani ed europei, dei Paesi del Mediterraneo, dell’Africa e del Medioriente, che consolida le relazioni di cooperazione tra i Paesi partecipanti e promuove la necessaria integrazione economica, sociale, istituzionale e culturale tra le comunità marinare e agricole attraverso seminari, convegni, esposizioni, incontri commerciali, ecc. Una recente edizione, premiata con la medaglia del Presidente della Repubblica Italiana, ha visto la partecipazione di 42 delegazioni di Paesi stranieri, con oltre 1100 incontri BtoB e CtoC (cluster to cluster) organizzati dall’ Italian Trade Agency - ICE, dalla Regione Siciliana, e dalla piattaforma Enterprise Europe Network.

Tumbiolo ha così ricordato: “mi dispiace molto dover riferire che si è notata l’assenza, nonostante i reiterati inviti, della DG Mare e del Commissario Europeo per la pesca. È certamente opportuno segnalare che allo stesso tavolo erano presenti i rappresentanti libici di Tobruk e Tripoli, di Misurata e Bengasi. I molti diplomatici presenti hanno parlato in questa circostanza come del “miracolo di Blue Sea Land”. Credetemi, questa non è magia! è invece perseveranza, costanza, pazienza, dialogo, voglia di pace.

Tutto ciò è avvenuto in Sicilia, quindi in Europa, nella mia Mazara del Vallo, città che a partire dagli anni ’60 ha registrato, grazie alla pesca, un massiccio ritorno nell’antica casbah di maghrebini, in prevalenza musulmani. Oggi essi rappresentano circa il 20% della popolazione presente nella Città di 50 mila abitanti e convivono in assoluta armonia anche con altre comunità immigrate. Questo importante esempio di pacifica convivenza nella Medina di Mazara del Vallo fra persone che parlano lingue diverse, mangiano cose diverse, e hanno religioni diverse, è avvenuto in virtù della progressiva crescita negli anni delle attività di pesca e della sua lunga filiera.

Oggi molte di queste attività per le ragioni sopracitate hanno chiuso i battenti. Le restanti rischiano subire lo stesso destino, se non ci sarà un grande sostegno dell’UE ed una rapida inversione di rotta. Quello che oggi è un esempio mirabile di convivenza pacifica, che l’Europa deve promuovere e esportare, rischia di diventare una vera e propria polveriera. Rivolgo pertanto a nome della Marineria, a Lei Signor Presidente Cadec e alla Commissione, l’invito a visitare le strutture del Distretto della Pesca.

Ma fate presto perché altrimenti rischierete di non trovare più nessuno!”

A conclusione del suo articolato intervento, Giovanni Tumbiolo avanzò la proposta di un Piano d’azione per la Libia.“Il Distretto della Pesca – affermò- propone di concordare con l’UE un piano di azione che tuteli l’incolumità dei pescatori siciliani negli areali storici di pesca al gambero rosso in acque profonde prospicienti le coste libiche. L’idea progetto è quella della creazione di una joint venture italo-libica (di cui abbiamo già discusso molto con gli attori libici Pubblici e privati), per l’avvio di un progetto di pesca, di ricerca scientifica sulle risorse alieutiche e formazione di personale locale, in zone distanti da 16 a 40 miglia dalle coste libiche, quindi in acque internazionali prospicenti i porti di Tripoli, Misurata, Derna e Bengasi.

La creazione di uno o più cluster marittimi in Libia. Al fine di rendere operativa tale proposta l’UE, scevra da influenze lobbystiche, dovrebbe riconoscere il ruolo di “trincea” e di lavoro duro svolto in questi anni dal Distretto della Pesca e dall’Osservatorio del Mediterraneo”. Infine ha avvertito: “vorrei dissipare ogni dubbio fra i più scettici:

trasferire il know-how delle imprese siciliane della pesca nelle regioni sud del Mediterraneo non rappresenta una manovra di mera delocalizzazione di imprese o di cluster, per fare a casa d’altri ciò che magari non possiamo più fare a casa nostra, acquisendo mano d’opera ed energia a costi più bassi e magari non rispettando regole ambientali. Proporre il nostro modello distrettuale operando secondo la filosofia della Blue Economy vuol dire cooperare, vuol dire creare ponti, vuol dire dialogare.

Abbiamo il dovere e direi tutto l’interesse di condividere questi strumenti/modello, al fine di integrare le reciproche produzioni e valorizzare nel suo complesso il sistema produttivo mediterraneo, e creare quindi in molti Paesi, grazie alla pesca europea, migliaia di posti di lavoro. Ciò Signor Presidente sarà utile a frenare l’emorragia di tanti disperati che ogni giorno tentano di raggiungere l’Europa. Ahimè, molto spesso attraverso la Sicilia..”.

Francesco Mezzapelle       

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