Caso Grillo, Il padre: difende il figlio o avalla la cultura dello stupro?

Riflessioni a freddo su un tema caldo

Redazione Prima Pagina Partanna
Redazione Prima Pagina Partanna
03 Maggio 2021 15:47
Caso Grillo, Il padre: difende il figlio o avalla la cultura dello stupro?

Fatto: Ciro Grillo, figlio di Beppe Grillo, viene accusato insieme ad altri quattro ragazzi, di aver violentato nel luglio del 2019 una ragazza italo-svedese afferrandola per i capelli per farle bere mezzo litro di vodka e costringendola ad avere rapporti sessuali. Fatto consumato nella casa di Beppe Grillo. Di questo fatto esiste un video.

Quanti modi ci sono di reagire a questo fatto? Purtroppo più di uno. Questo fatto può essere visto come brutto, irritante, vergognoso, violento, deprecabile, punibile o come una semplice goliardata tra amici di cui vantarsi al bar con altri esemplari di sesso maschile. Ecco sul fatto, ahimé, e lo sottolineo ahimé, interviene il padre del ragazzo che con un video di una manciata di minuti altro non fa che alimentare, con dosi massicce di pregiudizio, di pezzi incrostati di maschilismo becero e di perversione malsana di colpevolizzazione della vittima, la cultura della "giustificazione" della violenza.

Insomma la cultura troglodita della "donna oggetto da usare a piacimento é bello e divertente". Dando risalto al ragionamento mononeuronico che non può mai essere una vittima di stupro una che denuncia dopo 8 giorni, questo padre crede di difendere il figlio e mira a minimizzare un evento invece gravissimo: la violenza. Come? Usando la solita carta del "beh loro sono stati quattro "coglioni" ma ha provocato lei, lei c'é stata". Alla violenza del fatto si aggiunge la violenza delle parole. Questa, a suo modo di vedere, é la difesa di una padre in favore del figlio.

Ma di cosa stiamo parlando? Ma dove dobbiamo arrivare con questa bassa cultura? Ecco, ci sono una marea di cose da dire e bisogna farlo subito, e le voglio dire io che sono una donna, in primis, ed una madre. Partiamo dal fatto che un personaggio pubblico-politico che usa notorietà e fama per parlare a tutti dovrebbe avere il coraggio di pesare molto bene parole. Siamo sempre responsabili di ciò che diciamo, soprattutto se parliamo al pubblico. Insopportabile quindi che in meno di 5 minuti si riesca a calpestare brutalmente la fatica delle donne fatte in questi anni per difendersi dalla violenza, intollerabile che si dimentichino per interessi propri tutte le vittime e tutto il dolore causato dalla violenza sulle donne.

Altro aspetto, e se accusato non fosse stato un figlio di un "vip" ma il figlio del fruttivendolo all'angolo o del professore della scuola in cui va nostro figlio? I "figli di" possono fare "bravate" e tutti gli altri no invece? E se invece che di Ciro il signor Grillo fosse stato padre della ragazza? Ah beh, domanda scomoda. Signori e signore, questo é il vero e grande problema della presa di posizione di questo padre urlatore. Posto che da padre ci sta che sei fuori di te per questo fatto e vuoi aprire bocca e difendere tuo figlio, non ci sta di certo scavare la buca della cultura della violenza che non é violenza e gettare fango, per non dire altro, sulla ragazza.

Non si dice sempre: confido nella giustizia? Ognuno deve poter fare il proprio lavoro, il Pubblico Ministero, analizzando carte e fatti saprà cosa fare, ed il padre forse dovrebbe tacere. Mi sono chiesta, da genitore responsabile: e se fosse successo a me? Certo é molto molto difficile rispondere, perché bisogna trovarsi davvero in certe situazioni e non parlare per ragionamenti ipotetici. Però una cosa la so: io mi sarei vergognata ed avrei chiesto scusa a nome di figlio. Che quel fatto abbia o meno rilevanza di reato punibile penalmente, é un fatto vergognoso di cui da genitore mi vergognerei.

Mi chiederei fino allo sfinimento "dove ho sbagliato?" e subito dopo "come posso aiutare mio figlio a capire certe cosa, come?". Certo che i ragazzi fanno bravate, certo che possono essere irresponsabili, e allora che imparino venendo puniti o condannati. Questo penso. Io sono cresciuta a suon di schiaffi (non fisici) che urlavano responsabilità. E poi, davvero si può pensare che se passano 8 giorni dal fatto quel fatto non esiste? Davvero va urlato che una ragazza che denuncia a certe condizioni dice fesserie? Ma come si può solo pensarlo? Quindi una donna non solo può essere violentata per gioco ma non può neanche avere i suoi tempi per metabolizzare, maturare e avere il coraggio necessario per denunciare.

Aberrante. Da madre di una femmina e da donna, inorridisco. E mi permetto di dire povero padre, povero figlio. E concludo prendendomi la responsabilità di dire che nei panni del figlio di Grillo, io mi vergognerei, oltre che di ciò che faccio, anche di mio padre.

Ho sentito il bisogno di parlare di questo fatto perché a poco servono le giornate mondiali sulla violenza sulle donne e i post con le scarpe rosse se poi non sappiamo neanche riconoscere la violenza in quanto tale e non sappiamo difendere una vittima di violenza neanche concettualmente. É una certa mentalità a dover essere ripulita e educata, quella mentalità é un cancro e va curata anche con articoli come questo, ed io nel mio piccolo mi sento in dovere di farlo. Perché? Perché se anche una sola persona, tra i lettori, si prende cinque minuti per riflettere e indignarsi per me ne é valsa la pena. Io di fronte a certi eventi pretendo e coltivo indignazione.

Maria Elena Bianco

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