Decreto sui Piani Paesaggistici regionale, presidente Quinci: "Servono clausole di salvaguardia"

Redazione Prima Pagina Partanna

Pianifico la mia attività, realizzo un progetto, investo risorse economiche, chiedo le autorizzazioni agli enti competenti e mi occupo dell'azienda. Rispetto le norme, seguo le procedure e rimango in attesa di poter costruire la mia strategia imprenditoriale. Ma arrivi tu, Regione, e mi comunichi, a cose fatte, che le regole che ho rispetto e le procedure che ho seguito hanno subito dei cambiamenti e che devo fermarmi. Scopro così che difficilmente potrò avere le autorizzazioni che mi servono per lavorare e per creare lavoro.

L'economia del marmo del territorio trapanese, ed in particolare del bacino di Custonaci, si trova in questa condizione d'incertezza, di concreta difficoltà. Le modifiche alle norme tecniche di attuazione dei Piani Paesaggistici regionali, dunque quelli previsti provincia per provincia, sono decisamente allarmanti. Il decreto assessoriale 25 dello scorso 10 giugno rischia di sommare crisi a crisi. Il settore deve affrontare le dinamiche internazionali, il caro carburanti, l'aumento delle materie prime, i costi di produzione sempre più alti e si ritrova anche la Regione con il suo Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana a metterci del suo.

Decreto, tra l'altro, che sta trovando la netta opposizione anche dei rappresentanti di altre aree siciliane che si occupano della produzione e dell'estrazione del marmo. Decreto che va colpire anche il settore dell'edilizia. Le nuove regole per l'uso del suolo, i nuovi parametri per valutare le opere urbanistiche, infrastrutturali e industriali entrano in casa del settore marmifero ed edilizio senza neanche salutare, men che meno chiedere permesso. Non sono previste clausole di salvaguardia, di conseguenza c'è una sorta di effetto retroattivo.

L'obiettivo di riorganizzare la disciplina paesaggistica è condivisibile ma va raggiunto con la condivisione dei territori. Marmo ed edilizia sono due perni dello sviluppo del nostro territorio ed avranno lo spazio e la considerazione che meritano nel Piano Strategico provinciale. Presto, imprenditori, associazioni di categoria e parti sindacali saranno chiamati ad esprimersi sulle scelte da mettere in campo per condividere una nuova idea di crescita e di rilancio economico delle nostre comunità.

Il Libero Consorzio Comunale di Trapani è intanto a disposizione degli operatori di settore e pronto a sostenere le richieste che hanno già indicato e consegnato alla Regione. Credo che sia urgente una fase di ascolto da parte della politica e delle istituzioni perché il futuro dell'attività marmifera e di quella edile sono un patrimonio comune che va difeso. Mi auguro che ci siano volontà di dialogo e capacità di mediazione.